Ottobre è “mese missionario”, e CUORI ARDENTI, PIEDI IN CAMMINO è il messaggio centrale della Giornata missionaria mondiale 2023. In occasione di questo appuntamento a noi caro,  condividiamo il seguente scritto di Padre Gigi Maccalli, in cui ci parla del messaggio profondo di fratellanza universale insito nel fare missione in questo tempo caotico e frammentato.

L’anno 2023 è stato per me ricco di testimonianze in varie città d’Italia. Solitamente, dopo aver condiviso della mia esperienza di missionario sequestrato nel Sahel, c’era sempre lo spazio aperto alle domande del pubblico e non mancava chi chiedesse: dopo quel che hai subìto, vuoi ancora fare il missionario? Tornerai ancora in Africa? Perché non fare il missionario qui, non è missione anche qui?

Nella mia risposta non mancavo di precisare che ‘io sono missionario’ e ‘non faccio il missionario’.  Nell’immaginario collettivo persiste ancora oggi l’idea che la missione è un fare cose, come ospedali, scuole, pozzi e quant’altro. Missione, poi, è ancora legata ai territori di missione, tra cui l’Africa in primis. Eppure c’è stato di mezzo un Concilio Vaticano II che ha affermato con forza: “La Chiesa è per sua natura missionaria” (Ad Gentes n° 2). Detto con altre parole, la chiesa non ha missioni, ma è missione.

È pur vero che, dopo il Concilio Vaticano II (1965), la chiesa ha attraversato un tempo di crisi e di ripensamento che continua ancora oggi. Gli istituti missionari si sono loro stessi interrogati sul senso della loro identità specifica: se siamo tutti missionari ha senso ancora dirsi e darsi alle missioni? In quel dibattito intervenne l’Evangeli Nuntiandi di papa Paolo VI (1975) che fece uscire il concetto di missione dalle ristrettezze del proselitismo per precisarsi come testimonianza.

Il Vangelo si coniugò con la promozione umana e questo fu fortemente ispiratore per i missionari. Ci fu poi la Redemptoris Missio di papa Giovanni Paolo II (1990) che introduceva l’importanza del dialogo come parte strutturale della missione. L’universo umano, religioso e culturale è plurale e la chiesa missionaria dialoga con tutti. Con l’Evangelii Gaudium di papa Francesco (2013), infine, si supera la dicitura di prima evangelizzazione e nuova evangelizzazione e la chiesa è chiamata ad essere oasi di misericordia e ospedale da campo. La missione non s’impone da fuori e non è un’attività, ma è forza d’amore che attira.

La missione allora, non è finita, semmai è finito lo stile imperiale di fare missione. Anzi è appena iniziata l’aurora di un cambio d’epoca anche nella chiesa. Praticamente con gli imperatori Costantino (313 d.C.) e Teodosio (384 d.C.) fino ad oggi la religione cristiana ha goduto del privilegio di religione di stato e si è fortemente legata al potere temporale. Con il Vaticano II (solo 60 anni fa) ha albeggiato l’inizio di un tempo nuovo che si ispira delle origini della missione come via crucis sull’esempio di Cristo “quando sarò elevato da terra attirerò tutti a me” (Gv 12,32).

Gli apostoli e le comunità della prima ora,  testimoniarono nella persecuzione una fede attraente nella fragilità e nella povertà dei mezzi con stile ospitale. Questo è l’essenziale della missione di ieri e di oggi: ospitare fraternità universale. La missione è incompiuta per definizione, l’ottobre missionario rilancia, ad ogni inizio d’anno pastorale, della sua urgenza. Siamo missione e questa chiamata urge forte in me.

Padre Gigi Maccalli

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